Tratto da Focus.it

Il calo di forma fisica e la progressiva perdita delle cellule che ci ordinano di dormire sono alcune possibili cause di insonnia con il progredire dell'età.

 

Ormai lo sappiamo: dormire bene e per il giusto numero di ore è indispensabile per consolidare la memoria, stabilizzare umore e metabolismo, liberarsi delle sostanze di scarto accumulate nel cervello ed avere un buon rendimento scolastico.

 

Addio, lunghi riposi. Ma dopo una certa età, un'intera notte di sonno ininterrotto può equivalere a un miraggio: a mano a mano che invecchiamo dormiamo di meno, e anche la qualità del riposo diminuisce, perché spesso interrotto da una serie di microrisvegli. Se un 25enne trascorre molte ore nella cosiddetta fase profonda del sonno, quella in cui le onde corrispondenti all'attività cerebrale si fanno più ampie e meno frequenti, un 70enne passa, in questo stadio, solo pochi minuti a notte.

 

Studi scientifici hanno dimostrato che il sonno profondo è indispensabile per il trasferimento delle memorie a breve termine accumulate nell'ippocampo alla corteccia prefrontale, dove si consolidano in memorie a lungo termine. La scarsa qualità del sonno in tarda età ha quindi cattive conseguenze anche su questa facoltà cognitiva. Ma da cosa dipende l'insonnia degli anziani?

 

Cause cellulari. Un primo fattore è forse rintracciabile nella perdita di neuroni nel nucleo preottico ventrolaterale dell'ipotalamo anteriore, una regione cerebrale deputata al regolamento dei ritmi sonno-veglia: queste cellule ci "dicono" quando è ora di dormire. E con l'età si riducono di numero. Più il numero di neuroni nell'area diminuisce, più disturbati saranno il sonno e la memoria, come ha dimostrato uno studio compiuto su oltre un migliaio di over 65.

 

Come si ovvia a questo peggioramento della qualità del riposo notturno? Con il classico sonnellino pomeridiano, che aiuta a tamponare la situazione (ma può, ahimé, rendere più difficoltoso addormentarsi alla sera).